Ossessioni 2019: For Morton

0 Posted by - 23 Agosto 2019 - musica contemporanea

Ossessioni 2019
Concetti sonori per menti libere
6 ottobre
For Morton

un progetto
Museo Carlo Zauli e Scuola Sarti
con la collaborazione di MEI Faenza

Torna Ossessioni 2019, il festival di musica contemporanea ideato e diretto da Donato D’Antonio e giunto alla terza edizione.

Un intenso programma dedicato a Morton Feldman concentrato nella giornata del 6 ottobre con una conferenza ed un concerto.

Programma:
h 18,30 Franco Masotti, conferenza
h 19,30 Aperitivo
h 20,30 For Christian Wolff, for flute and piano (1986)
concerto con Matteo Ramon Arevalos (pianoforte), Vanni Montanari (flauto)

L’evento, il 6 ottobre 2019, al Museo Carlo Zauli di Faenza, inizierà nel tardo pomeriggio con la conferenza del musicologo Franco Masotti e successivamente dall’esecuzione dell’opera For Christian Wolff, per flauto e pianoforte, con Vanni Montanari (flauto) e Matteo Ramon Arevalos (pianoforte).

For Christian Wolff (1986), per flauto e pianoforte o celesta, è dedicato all’amico e compositore di Morton Feldman, Christian Wolff. È uno dei tanti pezzi di “dedica”, dedicato ad amici, insegnanti, scrittori, pittori e altri compositori con i quali Feldman sentiva una stretta affinità per tutta la sua carriera.

Data la durata del concerto, all’incirca 3 ore e 30 minuti, il pubblico avrà la possibilità di entrare ed uscire liberamente, in un ambiente informale, senza alcuna separazione fra platea e palcoscenico, fra musicisti e pubblico, ascoltando il concerto seduto o steso sul pavimento.

 

Morton Feldman (New York, 12 gennaio 1926 – Buffalo, 3 settembre 1987) è stato un compositore statunitense, noto per le sue musiche strumentali composte da suoni spesso isolati, con prevalenza di dinamiche attutite e durate spesso lunghe. Morton Feldman iniziò a comporre già negli anni quaranta, sebbene i suoi lavori giovanili (spesso marcati da una certa influenza di Alexander Scriabin) siano stilisticamente molto differenti da quello che avrebbe composto più tardi, e che lo avrebbe reso universalmente noto per il suo linguaggio affatto personale, differente dalla maggior parte dei compositori a lui coevi. Fu dopo il suo incontro con John Cage che Feldman iniziò a scrivere musica che non era correlata con le tecniche del passato, né con quelle in voga in quegli stessi anni (in particolare modo lo strutturalismo), utilizzando sistemi di notazione musicale non convenzionali (spesso basati su “griglie” o altri elementi grafici), delegando all’interprete (o al Caso) la scelta di determinati parametri (talvolta Feldman determinava in partitura soltanto il timbro ed il registro, lasciando libera la scelta delle altezze all’esecutore, altre volte invece semplicemente specificando il numero di note che debbono essere suonate in determinati momenti, senza specificare quali). In quell’epoca segnata dal suo interesse nei confronti dell’Alea, Feldman applicò anche elementi derivati dal calcolo delle probabilità alle sue composizioni, traendo in questo senso ispirazione da certe opere di Cage come Music of Changes (dove le note da eseguire sono determinate dalla consultazione de I-Ching). A partire dalla metà degli anni cinquanta, e poi definitivamente dal 1967, per necessità di maggiore precisione nel controllo della sua musica, e per evitare che la particolare notazione venisse travisata come un invito all’improvvisazione, ritornò alla notazione musicale tradizionale. Per il suo frequente utilizzo di ripetizioni, fu spesso ritenuto un precursore del minimalismo.Trovò spesso ispirazione nel lavoro degli amici pittori legati all’espressionismo astratto, tanto che negli anni settanta compose numerosi brani (spesso con durate attorno ai venti minuti) sotto questo specifico influsso (tra cui Rothko Chapel del 1971, brano scritto per l’omonimo edificio che ospita opere di Mark Rothko, e For Frank O’Hara del 1973). Nel 1977 compose la sua unica opera, Neither, su testo di Samuel Beckett. A partire dalla fine degli anni settanta iniziò a produrre lavori molto lunghi (raramente più brevi di mezz’ora, ed anzi spesso molto più lunghi), generalmente composti da un movimento unico, dove la concezione della durata viene dilatata fin quasi a voler annullare la stessa percezione del tempo; questi lavori comprendono Violin and String quartet (1985, due ore circa), For Philip Guston (1984, quattro ore circa), fino all’estremo String quartet II del 1983, la cui durata supera abbondantemente le cinque ore (senza nessuna pausa). La sua prima esecuzione integrale fu data nel 1999 presso la Cooper Union di New York dal Flux Quartet, il quale ha pure registrato lo stesso brano nel 2003 (per una durata totale di 6 ore e 7 minuti). Com’è tipico della sua tarda produzione, questo brano non presenta nessun cambiamento d’umore, rimanendo per la sua quasi totalità su dinamiche estremamente ridotte (piano o pianissimo); Feldman del resto negli ultimi anni ha dichiarato che i suoni di bassa intensità (quiet sounds) erano gli unici che lo interessavano.

Franco Masotti vive a Ravenna. Dopo gli studi di filosofia, pianoforte e composizione a Firenze, a partire dagli inizi degli anni ’80 inizia ad occuparsi della ’New Music’ statunitense, in particolare nei suoi rapporti con le arti visive e l’uso delle nuove tecnologie. Assieme al fratello Roberto e a Veniero Rizzardi ha organizzato la rassegna internazionale “Sonorità Prospettiche. Suono/Ambiente/Immagine” (Rimini 1982), prima analitica campionatura degli artisti che si misurano col suono. Nel 1982 inizia la collaborazione con il festival Aterforum a Ferrara nell’ambito del quale organizza rassegne monografiche sul minimalismo musicale e su Cage, Kancheli, Pärt, Herzog e la musica, Meredith Monk, ecc.. Vince il Premio Abbiati per i progetti speciali per la rassegna-installazione “Glenn Gould in video” (1991). Ha collaborato come critico musicale con le riviste: Scena, Alfabeta, CD Classica, Musica Viva, Auditorium, il Giornale della Musica. Ha curato, tra le altre cose, l’edizione di Lettera ad uno sconosciuto di J. Cage e La mia musica di P. Glass per le Edizioni Socrates (Roma), e numerose voci di teatro musicale novecentesco e contemporaneo nel Dizionario dell’opera edito da Baldini&Castoldi. Dal 1998 è co-direttore artistico di Ravenna Festival – nell’ambito del quale ha curato numerosi progetti speciali tra cui la rassegna “Transcaucasia”, dedicata alle musiche di Armenia e Georgia e “Un’Idea del Nord”, sugli orizzonti sonori dei paesi baltici e scandinavi. Si occupa anche della programmazione di danza e teatro del festival. È stato docente di “Storia ed estetica dei linguaggi artistici del ’900 presso il Conservatorio di Perugia e ha fatto parte del Comitato Artistico Organizzativo per la Candidatura di Ravenna (e della Romagna) a Capitale Europea della Cultura 2019.

Matteo Ramon Arevalos si avvicina alla musica a sei anni suonando la batteria; ben presto si appassiona però al pianoforte e alla composizione. Nel 1993 prende parte nella composizione della favola in musica Notte di suo fratello Jean-Michel Arevalos. Nel 1994 vince il primo premio al Concorso Nazionale Pianistico Agorà di Roma. Nel 1995 si diploma in pianoforte al Conservatorio Bruno Maderna di Cesena col massimo dei voti e la lode. Successivamente si perfeziona con Rudolf Kehrer a Vienna e con Oxana Yablonskaya a New York. Tra il 2000 e il 2006 studia composizione a Roma con Francesco Telli, a Lugano con Paul Glass e a Parigi con Narcis Bonet. Pubblica per College Music Edizioni due delle sue composizioni per pianoforte: Vivo Marcia Fantasia (2002) e Nocturne 1996 (2006) con cd allegato.
Dal 2003 al 2006 ha collaborato con la compagnia teatrale Fanny & Alexander al progetto Ada – Cronaca familiare, eseguendo musiche di O. Messiaen, G. Ligeti e M. Feldman, partecipando anche all’incisione per il dvd Rebus per Ada, Luca Sossella Editore (2006). Nel 2008 esegue la Rothko Chapel di M. Feldman con l’Ensemble Giacinto Scelsi diretta da Roberto Gabbiani e, in duo con l’ondista Nadia Ratsimandresy, dà vita a un progetto monografico dal titolo Messiaen et autour de Messiaen in occasione del centenario di nascita di Olivier Messiaen, realizzando l’incisione e la pubblicazione del cd per l’etichetta ReR Megacorp (UK). Ha collaborato con la regista Elisabetta Sgarbi per la composizione e l’esecuzione della colonna sonora originale dei suoi film Raffaello – La Stanza della Segnatura (2009) e Sono rimasto senza parole (2011). Sempre nel 2011 ha partecipato alla 54° Biennale Arte di Venezia con l’artista Vanni Cuoghi e alla 4° Biennale di Arte Contemporanea di Mosca alla mostra di mosaico Reliquary nella galleria Musivum Gallery eseguendo Mantra Gita 3 una sua composizione per soprano, pianoforte preparato con tessere di mosaico e tre percussioni. Nel 2013 in duo con l’ondista Bruno Perrault, ha pubblicato per l’etichetta ReR Megacorp, il suo secondo cd per ondes Martenot e pianoforte intitolato Sérimpie, da quel momento i loro concerti sono spesso accompagnati da un allestimento scenografico dell’artista Roberto Pagnani. Dal 2014 ha iniziato una intensa attività concertistica negli Stati Uniti, Argentina, Russia, Francia eseguendo principalmente un repertorio di musica classica contemporanea e sue composizioni per pianoforte. Nel 2015 è stato invitato per tenere un concerto con sue composizioni per pianoforte dall’Istituto Italiano di Cultura di San Pietroburgo per un convegno intenazionale matematico e scientifico dove gli è stata commissionata una composizione ispirata all’equazioni di Beltrami intitolata Eque Azioni Beltrami per pianoforte preparato con 100 palline da ping pong su cui erano state scritte le equazioni e video proiettate live con una telecamera. Recentemente ha collaborato con la compagnia Masque Teatro, con la compagnia Drammatico Vegetale, con Nerval Teatro e con il regista Hanspeter Ammann per la colonna sonora del suo film Late Penang Afternoon. Attualmente è impegnato in duo con la cantante Camilla Lopez nel progetto Tributo a Violeta Parra e Teleion e in un progetto di musica contemporanea per pianoforte solo intitolato Per Piano con musiche di Fausto Razzi e in alcuni progetti di sue composizioni per pianoforte e pianoforte video-preparato intitolati La Folia e Metamorphosis.

Vanni Montanari ha iniziato lo studio del flauto a Ravenna con il M° Eudoro Maramotti, diplomandosi sotto la guida del M° Massimo Mercelli. Si è perfezionato con maestri di fama internazionale fra i quali Conrad Klemm, Maxence Larrieu, Peter-Lukas Graf, Alain Marion, Aurele Nicolet. Deve le proprie conoscenze sul flauto contemporaneo ad Annamaria Morini, flautista e didatta sorprendente. Ha ampliato le proprie conoscenze musicologiche presso l’Università degli Studi di Bologna seguendo, tra gli altri, i corsi di Franco Donatoni e Aldo Clementi. Premiato in concorsi nazionali ed internazionali, ha tenuto concerti nelle principali città italiane, in Europa (Germania, Francia, Finlandia, Croazia Slovenia), Giappone e Stati Uniti. Ha realizzato registrazioni trasmesse da RAI Radio3 e Radio Slovenija1, ha curato ed eseguito musiche di scena per il Teatro delle Albe e “Freak” Antoni, esibendosi in Italia e in Spagna in prestigiosi festival teatrali. Partecipa a progetti artistici legati al contemporaneo ed al live-electronics, collaborando con i compositori Paolo Geminiani, Gian Paolo Luppi, Marco Biscarini, Francesco Telli,, Rossella Spinosa, Mauro Montalbetti, Shaefer Mahoney, Martin Queralto, Hidehiko Hinohara, partecipando anche a numerose prime esecuzioni assolute. Da oltre vent’anni si esibisce e condivide solidalmente percorsi di ricerca musicale con il chitarrista Donato D’Antonio. Nel 2007 ha licenziato il CD “Fremito Naturale”, dedicato al ceramista faentino Carlo Zauli, con musiche di compositori italiani per flauto, flauto contralto, flauto basso e chitarra appositamente composte per l’occasione. Nel 2008 si è esibito in Giappone su invito dell’Uragami Museum di Hagi. Nel 2010 e nel 2014 ha tenuto concerti e master-class sul suono contemporaneo in USA, presso l’ Hunter School of Music (New York), la Columbus State University (Georgia) e la Susquehanna University (Pennsylvania). Nel 2016 l’etichetta londinese RMN records ha pubblicato il CD “The Other Voices”, raccolta di brani live per flauto e chitarra eseguiti in concerti tenuti in Italia e negli USA, ottenendo ottime recensioni dalla critica specializzata. Nel 2018, al flauto basso, ha partecipato ad UmbriaJazzSpring. Insegna flauto presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Giuseppe Verdi” di Ravenna.